Coaching

Non esiste un mercato che compra Coaching

Angelo Bonacci personal branding coach soluzione mercato

C’è una cosa che dico sempre sul personal branding di un Coach e che quasi nessuno dice.

Le persone non si svegliano la mattina pensando di aver bisogno di un metodo. Non cercano su Google “voglio capire come funziona il Coaching”. Cercano soluzioni a problemi concreti. Cercano qualcuno che le aiuti a uscire da una situazione in cui si sentono bloccate, a prendere una decisione difficile, a costruire qualcosa che non stanno riuscendo a costruire da sole.

Il Coaching può essere quella soluzione. Ma solo se chi lo pratica smette di spiegarlo e inizia a offrirlo come risposta a un problema reale.

Il Personal Branding di un Coach non parla di Coaching

Ho visto centinaia di Coach costruire siti, profili social e contenuti attorno alla stessa domanda: come spiego il Coaching al mio potenziale Cliente?

È la domanda sbagliata. E porta invariabilmente allo stesso risultato: un sito che parla di cos’è il Coaching, come funziona il Coaching, perché il Coaching è utile. Contenuto che attrae persone curiose del metodo, non persone che cercano una soluzione a un problema.

L’ho scritto anche parlando di cosa ho imparato in trent’anni di formazione Coach: un sito che parla di Coaching attrae principalmente persone che vogliono diventare Coach, non Clienti che cercano un Coach. È un’informazione preziosa. Ma bisogna saperla leggere e usarla.

Il personal branding di un Coach professionista serio non parla di Coaching. Parla di una soluzione specifica per un problema specifico. Il metodo rimane sullo sfondo. Al Cliente non interessa il come. Interessa il cosa otterrà.

Le persone non comprano un metodo. Comprano una soluzione

Consulenza, mentoring, Coaching, psicoterapia: per la maggior parte delle persone che cercano supporto professionale sono un grande accorpato informe di possibilità. Non sanno distinguerle. Non gli interessa distinguerle.

Quello che sanno è il loro problema. E quello che cercano è qualcuno in grado di aiutarli a risolverlo.

Un Coach che costruisce il proprio brand attorno alla spiegazione del metodo si pone fuori dal mercato reale. Sta rispondendo a una domanda che nessuno ha fatto. Sta educando un pubblico che non ha chiesto di essere educato. E nel frattempo chi cerca una soluzione concreta trova qualcun altro che gliela offre senza perdersi in spiegazioni.

Ho visto Coach straordinariamente bravi non riuscire a costruire una clientela perché comunicavano il metodo invece della soluzione. E ho visto Coach molto meno preparati costruire attività solide perché avevano capito questa distinzione e la applicavano.

Spiegare il Coaching è compito delle Scuole. Non dei Coach

C’è un’eccezione a questa regola. Ed è quella che giustifica l’esistenza di siti come Prometeo Coaching o di questo blog.

Spiegare cos’è il Coaching, come funziona, perché è una disciplina seria con radici metodologiche precise: questo è il compito delle scuole di formazione. Perché il loro pubblico è esattamente quello che vuole capire il metodo. Chi vuole diventare Coach professionista ha bisogno di sapere cosa sta studiando. Ha bisogno di capire la differenza tra Coaching e consulenza, tra Coaching e mentoring, tra una certificazione seria e un attestato autoproclamato.

Ma quel pubblico non è il Cliente del Coach. È il futuro collega.

Chi pratica il Coaching con i Clienti ha un pubblico completamente diverso. E deve comunicare in modo completamente diverso.

La domanda giusta da farsi prima di costruire il proprio brand

Non: come spiego il Coaching?

Ma: qual è il problema concreto che sono in grado di risolvere meglio di chiunque altro? E chi sono le persone che hanno quel problema?

La risposta a queste due domande è il brand. Non il metodo. Non la certificazione. Non le ore di formazione.

Un Coach che sa rispondere in modo preciso a queste domande ha già il 90% del lavoro fatto. Il resto è comunicazione: parlare di quella soluzione, per quelle persone, nel linguaggio che usano quando cercano aiuto.

È una cosa semplice. Ed è esattamente quella che quasi nessun Coach fa.

Perché dopo la formazione base servono i corsi di specializzazione

C’è un aspetto che questo ragionamento aiuta a chiarire e che spesso viene frainteso.

Dopo una formazione seria come Coach professionista molti si chiedono perché esistano corsi di specializzazione. La risposta che si sente più spesso è sbagliata: non servono perché il Coaching cambia come metodo. Il metodo rimane quello. Servono perché l’erogazione del servizio in contesti specifici richiede qualcosa in più della padronanza tecnica della sessione.

Chi opera nelle organizzazioni, prima o poi, si troverà in una sessione di Coaching a lavorare su temi di leadership. Migliorare la leadership attraverso una relazione di Coaching è una cosa diversa dal fare una sessione di Coaching su un obiettivo generico. Presuppone che il Coach conosca abbastanza bene il territorio della leadership per navigarlo con il Cliente senza perdersi. Non per dare risposte. Ma per fare le domande giuste nel contesto giusto.

Lo stesso vale per il Coaching sportivo, per il business Coaching e per il Coaching in ambito educativo. In ciascun contesto ci sono dinamiche specifiche, linguaggi specifici, problematiche ricorrenti che un Coach generico non conosce abbastanza bene da affrontare con la profondità che il Cliente merita.

La specializzazione non cambia il Coaching. Cambia la capacità del Coach di essere davvero utile in quel contesto. E cambia il brand: invece di offrire Coaching a chiunque, si offre una soluzione precisa a un problema preciso per un pubblico preciso.

È esattamente il cerchio che si chiude.

Prometeo Coaching

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Dal 1997. Corso Riconosciuto A.Co.I.

Tre domande sul personal branding di un Coach professionista.

Perché un Coach professionista non dovrebbe parlare di Coaching?

Le persone non comprano un metodo. Comprano una soluzione a un problema concreto. Un Coach che costruisce il proprio brand attorno alla spiegazione del Coaching si rivolge a chi vuole capire cos’è il Coaching, non a chi cerca un Coach. Sono due pubblici completamente diversi. Il metodo dovrebbe restare sullo sfondo: quello che conta è la soluzione che il Coach è in grado di offrire.

Come dovrebbe costruire il proprio brand un Coach professionista?

Un Coach professionista dovrebbe costruire il proprio brand attorno a una soluzione specifica per un problema specifico. Non attorno al metodo che usa per ottenerla. Chi cerca un Coach non vuole sapere come funziona il Coaching: vuole sapere se quel Coach può aiutarlo a risolvere il suo problema. La risposta a quella domanda è il brand.

Chi dovrebbe spiegare cos'è il Coaching?

Spiegare cos’è il Coaching è il compito delle scuole di formazione, che parlano a chi vuole diventare Coach professionista. Non è il compito di chi pratica il Coaching con i Clienti. Un sito che spiega il metodo attira persone curiose del Coaching, non persone che cercano una soluzione a un problema concreto.

Angelo Bonacci

Autore Angelo Bonacci

Fondatore di Prometeo Coaching. Mi occupo di formare Coach Professionisti dal 1997, anno in cui il mercato italiano del Coaching era ancora quasi inesistente. Ho partecipato al tavolo tecnico UNI per la stesura della Norma Tecnica 11601. I miei servizi sono Certificati in base alla Norma UNI 11601:2024. Sono Facilitatore Certificato Inner Game® e Master Practitioner PNL. Sono Autore di "Migliora la tua Vita!" pubblicato e distribuito dalla casa editrice FrancoAngeli.

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